Non troverete nulla di me / in questo film

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NON TROVERETE NULLA DI ME IN QUESTO FILM
Voce: Fiorenza Menni
Musiche originali e sonorizzazione dal vivo: Luca Maria Baldini
Ideazione e regia: Cosimo Terlizzi
Prodotto da Ateliersi-Luca Maria Baldini-Cosimo Terlizzi
Con il sostegno di Asolo Musica e Asolo Art Film Festival
In collaborazione con Agorà

Cenere. Film muto
Regia: Febo Mari
Interpreti: Eleonora Duse, Febo Mari
Produzione: Ambrosio, 1916
Restauro effettuato dalla Cineteca del Friuli in collaborazione con la Cineteca Sarda di Cagliari a partire da una copia nitrato della George Eastman House di Rochester. 808 m.
Durata: 44′

Eleonora Duse, considerata la più grande attrice teatrale di tutti i tempi, la donna che rivoluzionò la recitazione, musa ispiratrice di Gabriele D’Annunzio, interpretò un unico film nel 1916. Per il cinema, all’epoca muto, l’attrice scelse di adattare Cenere, un romanzo di Grazia Deledda. Durante la lavorazione si pose davanti all’obiettivo come una performer contemporanea. Ma il nuovo mezzo, che metteva sempre più in crisi i teatri, mise in ombra la sua naturale creatività. La cinepresa diventò ai suoi occhi “la belva” e il film ultimato non convinse la critica. L’insuccesso che ne conseguì mise la Duse in crisi tanto da consigliare lei stessa di non andare a vedere “quella asineria”.

Con la regia di Cosimo Terlizzi, lo spettacolo Non troverete nulla di me in questo film mette in relazione gli articoli pubblicati all’uscita del film e le lettere della Duse alla figlia, testi che diventano voce dell’unica testimonianza cinematografica dell’attrice.

Una voce che, interpretata da Fiorenza Menni in dialogo con la sonorizzazione dal vivo di Luca Maria Baldini, fa emergere tutta la forza della donna concedendo un nuovo e sorprendente senso ad uno dei film più controversi della storia del cinema muto.

DICHIARAZIONI DEGLI AUTORI

«La Divina», di cui non abbiamo nessuna registrazione visiva e sonora dei suoi spet- tacoli, avrebbe lasciato con Cenere una traccia “viva” nella storia. Lavorò alle riprese come se stesse affrontando una “belva” da domare. Preoccupata della macchina da presa e del suo occhio/obiettivo forse troppo obiettivo. Ma le aspettative per il suo ingresso nel cinematografo furono deluse. Il film fu un flop. Nel leggere le lettere che la Duse scriveva alla figlia durante la lavorazione del film, ho compreso la forza di quell’atto e la necessità di renderle giustizia. Ritengo questo mio nuovo sguardo sul film un atto d’amore verso la donna e l’attrice.
Cosimo Terlizzi

Amo dare voce a un film muto, le parole dovrebbero arrivare sempre dopo: dopo il paesaggio dove si è appoggiati, dopo la percezione del corpo, dopo i pensieri. In Cenere la Duse ha utilizzato il suo corpo come luogo privilegiato per “dare”: questo era il verbo con il quale sintetizzava il suo lavoro interpretativo, il verbo che utilizzava per evocare ciò che viene genericamente – con molta imprecisione – chiamato “recitare”. Credo che Eleonora Duse sia così eccezionalmente interessante, che sia così potente, proprio per il modo in cui tiene sempre in dialogo il suo pensiero e le sue emozioni. Di altissima qualità il primo e libere e consapevoli le seconde. Provo grande piacere nel dare la voce a quelle parole, su immagini che hanno bisogno di tremare e poi bruciare.
Fiorenza Menni

Parto dalla creazione del suono diegetico, per poi distruggerlo e trasformarlo. I piani dimensionali sonori si fondono, le parti si invertono: ed ecco che la musica si fa suono diegetico ed il suono ambientale si fa musica senza barriere.
Luca Maria Baldini

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