Da un’esposizione al dialogo

> in tour
a cura di:
Fiorenza Menni

dialogo

ph: Arianna Ferrazin

Il laboratorio parte da un’accurata intervista con ogni partecipante e che viene a costituire la base drammaturgica individuale. I partecipanti hanno operato una scelta che riguarda il campo dell’arte, della creatività, e la muscolatura interna che sostiene questa scelta costituisce il nucleo dell’intervista.

Gli scrittori iniziano a lavorare sui copioni di ognuno immaginando e proponendo i concetti da aggiungere e sovrapporre. Una volta raggiunta la loro plausibilità espositiva, fissata intorno alle concatenazioni di pensiero e non certo alla memoria delle parole, si passa alla forma.

Gli ingredienti in grado di sostenere un dialogo sono l’accoglienza, il portato personale e le connessioni analogiche. Nel dialogo la sovrapposizione della base drammaturgica individuale con elementi tematici e orizzonti filosofici esterni, proposti da Fiorenza Menni e dagli scrittori, permette la tessitura di una danza di concetti calda, dinamica e stratificata che gli attori percorreranno con sempre maggiore precisione emotiva.

Una volta conosciuta questa rete concettuale, l’espressione verbale del dialogo sarà libera di semplificarsi, complicarsi, arricchirsi e sfumarsi in base ai diversi stati sentimentali e psicofisici.

Si va poi oltre, poiché il dialogo non basta in teatro per costruire un contesto diverso. Quella che, nella genesi di una produzione, sarebbe la scelta spettacolare, in questo caso sarà data dall’inserimento nel dispositivo formale finale: il dialogo via webcam.

Nella sua semplicità la webcam crea sempre una vicinanza accorciando i tempi di determinati passaggi e interiezioni: pulisce il linguaggio tendendo ad un’essenzialità del dialogo.

Essere attori è una scelta di relazione effettuata sovrapponendo a se stessi qualche altro se stesso. Compito del drammaturgo è invece la composizione degli ingredienti di questa sovrapposizione attraverso la delineazione della fisionomia dei personaggi. Nel lavoro di Fiorenza Menni i personaggi si vanno a sovrapporre alle identità biografiche in un’azione fondamentale che viene fatta su palco: il passaggio dal pensiero alla parola.

 

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