UN’ALTRA PRESSIONE 2026-2027
Scorre un presente che preme sui corpi, sui linguaggi e sull’immaginazione. Che schiaccia le facoltà creatrici che ogni persona possiede. Comprime vite intere. Un tempo in cui si può morire sull’asfalto, premuti a terra da altri corpi, con i polmoni pieni di sangue, mentre si chiede aiuto. Un tempo in cui intere popolazioni vengono pressate entro confini militarizzati e lì dentro concentrate, affamate, bombardate. Un tempo in cui la chiusura viene spacciata come forza, l’apertura di varchi come una debolezza e i sigilli come protezioni.
In questo presente compresso, l’arte appare insieme complice e vittima quando si chiude e soffoca. Rifiutiamo la concezione dell’arte come attività di pochi che si dannano per essere scelti e di pochissimi che si arrogano il diritto di scegliere. La pensiamo, invece, come la forza collettiva delle altre e degli altri. Come una pressione interna che non agisce direttamente sulla superficie, dove le increspature del presente sembrano dominare, ma in profondità, dove nascono le correnti. Preferiamo questo tipo di arte, che parte dalla spinta delle facoltà creatrici di ogni essere umano. Pensiamo all’Atelier Sì come a un luogo in cui a queste facoltà sia permesso manifestarsi e svilupparsi. In cui ci si possa riunire per generare aperture e organizzarsi per dar loro forma e forza espressiva. Uno spazio da cui continuare a concepire nuove ipotesi di esistenza che esercitino un’altra pressione sul reale.
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